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 Marilena Torrisi
Il viaggio straordinario dell'ambra, diamante del Simeto


Organizzato dall'Associazione orafi di Catania, si è svolto di recente a Catania, al Centro fieristico, il primo Congresso Internazionale di Arte Orafa. Inaugurato dall'assessore allo sviluppo economico Roberto Lombardo, il convegno, che si è svolto in tre giorni, è stato riservato esclusivamente agli operatori del settore: produttori, dettaglianti, orafi, argentieri, orologiai ed affini. Niente pubblico ammesso, persino la stampa è stata passata al «setaccio». All'interno della manifestazione si è svolto anche un concorso tra artigiani orafi professionisti e allievi degli Istituti d'Arte, sul tema: «Mare nostrum»; conferenze e dibattiti hanno animato i giorni del Convegno, cui sono intervenuti qualificati esperti del ramo. Ugo Longobardo, presidente dell'Associazione orafa catanese, ha parlato in merito alle «tecniche di lavorazione dell'oreficeria artigianale siciliana»; «La tradizione del corallo» è stata trattata da Alessio Sorrentino, erede di una delle più antiche famiglie di «corallari» di Torre del Greco.

«Le perle rosa» e le «Caratteristiche e differenziazioni tra l'ambra del Simeto e le altre» sono stati curati da Salvatore Greco, dell'Istituto Italiano di Gemmologia. Corallo, perle e madreperle, sono stati i protagonisti principali della rassegna, ma la parte della «prima donna» è toccata all'ambra. Oggetto di ammirazione ma, anche, di interesse scientifico, l'ambra è l'unica gemma vegetale esistente più antica che l'uomo conosca. Inoltrarsi nel suo mondo è come compiere un viaggio all'indietro nel tempo, sino ai primordi della vita nel nostro pianeta. Grezza, ha l'aspetto di un sasso, ma al tocco della mano rivela le sue peculiarità: leggerezza, calore e trasparenza. L'uomo primitivo, osservando la luce che promanava dal suo interno, pensò che fosse caduta dal sole.

I greci la chiamavano «elektron» derivatole dalla parola «elios» ossia sole. Sempre dalla denominazione greca, proviene il termine moderno «elettricità», data la proprietà che ha l'ambra, di produrre, se strofinata, fenomeni elettrostatici. Il vocabolo «ambra» deriva invece dall'arabo. I latini chiamarono l'ambra «sucinium» da «sucum» cioè succo, essudato da piante. Si stabilì così, per la prima volta, il suo collegamento col mondo vegetale. Non a caso, nella mitologia greca, l'ambra viene identificata con le lacrime, che le sorelle Eliadi, trasformate da Zeus in pioppi, versarono per la morte di Fetonte. Ai nostri giorni l'ambra si chiama «succinite», per la frequente presenza di acido succinico, tipico delle resine naturali. Le più antiche fonti dell'ambra sono state, per millenni, le coste settentrionali dell'Europa, della Scandinavia, delle terre bagnate dal Mar Baltico e dei mari del Nord. Attivatisi i commerci tra i popoli del Nord e quelli dell'Europa meridionale, l'ambra si affacciò nel Mediterraneo, un paio di millenni prima della nascita di Cristo.

Greci e Romani fecero la sua conoscenza. Cominciò il commercio dell'ambra e la sua utilizzazione per applicazioni ornamentali, scopi terapeutici o per trarne profumi. Il fascino dell'ambra è sempre stato legato al suo colore, caldo e opalescente. Quella del Baltico, va dal bianco paglierino al giallo scuro. Leggermente più tenera dell'ambra baltica è quella di Santo Domingo. È generalmente trasparente, per cui è meno soggetta a manipolazioni. I suoi colori vanno dal giallo pallido al giallo-bruno; bruno-rossastro con riflessi viola o anche blu. È stata scoperta solo nel secondo dopoguerra. Contrariamente alle ambre dei mari del nord, i cui ritrovamenti sono avvenuti in riva al mare o in prossimità di corsi d'acqua, l'ambra dominicana si trova in montagna. Tra tutte le varietà, è quella che si avvicina di più a quella nostrana. Divenuta una rarità, l'ambra del Simeto ha una varietà di colori unica al mondo. Si va dal rosso-bruno al giallo-bruno al rosso-granato; può presentare riflessi azzurro-violacei. Viene chiamata anche simetite. È la più giovane tra tutte le ambre, essendosi formata circa 26 milioni di anni fa, dalla resina prodotta dagli alberi di mimosa. Solo dopo un percorso avventuroso arriva ai luoghi del suo ritrovamento, dove viene trasportata da torrenti sotterranei, che ne staccano piccoli pezzi, da caverne introvabili ai piedi dell'Etna. Il suo ritrovamento è sporadico, non essendo stato sinora rinvenuto nessun giacimento, grande o piccolo che sia.

Di ambra siciliana si comincia a parlare verso la fine del sec. XVI. Non si sa con precisione quando iniziò la sua raccolta sull'isola, alle foci del Simeto, del Salso e nelle campagne di Centuripe, Nicosia e Assoro. L'ambra trasportata dal Simeto dopo le piene, arriva sulla spiaggia di Catania in forma di ciottoli grezzi e opachi e viene raccolta dai «corzolari». È povera di acido succinico mentre è invece ricca di zolfo. Anch'essa racchiude all'interno piccoli animali o altro. L'ambra che presenta queste caratteristiche viene detta dai siciliani «gallinella». È impiegata principalmente per scopi ornamentali, ma anche per scopi scaramantici. Ridotta in polvere, viene usata in farmacia e anche da pittori e liutai. Considerata per secoli del valore uguale a quello del diamante, l'ambra del Simeto è custodita nei musei d'Europa e d'America.

MARILENA TORRISI